Il programma terapeutico

Il Programma della Struttura a Custodia Attenuata "Arcobaleno" trova un suo riconoscimento ufficiale attraverso la Convenzione del 27 ottobre 1995 tra il Ministero di Grazia e Giustizia - Casa Circondariale "Le Vallette" Torino su delega del Provveditorato Regionale e l'Azienda Sanitaria Locale To3, a partire da un'idea realizzata prima in una sezione comune del Blocco "C", nel 1992, per poi arrivare alla situazione attuale con il trasferimento presso il Padiglione "E" che, concepito in linea alle disposizioni ministeriali sulle strutture penitenziarie a custodia attenuata, è in grado di ospitare fino ad un massimo di 120 residenti.

Ingresso ArcobalenoIl programma Arcobaleno è un percorso trattamentale avanzato di II° livello, diretto alla cura, riabilitazione e reinserimento sociale di detenuti tossicodipendenti, secondo il modello operativo di base e il codice etico delle comunità terapeutiche, informato alle seguenti direttive:

- un ambiente di sostegno e aiuto privo di sostanze stupefacenti, psicotrope e di alcool;
- la salvaguardia e la promozione dei valori di dignità, rispetto, salute e sicurezza;
- il rifiuto di violenza fisica, minacce, abusi fisici, psicologici e sessuali e la protezione da questi comportamenti.

La realizzazione di un tale modello operativo si fonda su una strategia di rete tra le agenzie istituzionali e del territorio coinvolte nella prevenzione, cura e riabilitazione di soggetti tossicodipendenti, ovvero: Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria; Istituto Penitenziario "Le Vallette" Torino; A.S.L. To3; Centro servizi Sociali Adulti; Associazione Arcobaleno, ente ausiliario ex art.115 T.U.309/90; Enti Locali; Tribunale di Sorveglianza.

A livello operativo, il perseguimento concreto degli obiettivi del Programma avviene attraverso una varietà di strumenti di lavoro di tipo terapeutico, formativo e ricreativo, nell'ambito di un intervento integrato condotto da un'equipe multidisciplinare, costituita:
dagli operatori penitenziari del trattamento e della custodia (Responsabile tecnica della Struttura a custodia attenuata, nella persona della Dr.ssa Brigantini, esperti ex art.80 O.P., gruppo di agenti di polizia penitenziaria opportunamente selezionato), ma anche dagli operatori socio-sanitari delle A.S.L., degli Enti Locali, del volontariato e del privato sociale.

Un interno della sezione Arcobaleno

L'offerta del servizio è destinata ad utenti motivati, preparati e disintossicati oltre che volontariamente aderenti al programma e si concretizza nelle seguenti opportunità:

- preparare a trattamenti esterni (Ser.T e Comunità terapeutiche);
- continuare il trattamento per persone che hanno all'esterno un programma e che devono scontare una pena residua, per poi ritornare al trattamento di provenienza;
- svolgere un completo percorso trattamentale all'interno e reinserirsi attraverso la Casa di Reinserimento esterna, sita in Torino;
- fornire un programma di sostegno per i familiari.

La volontarietà della partecipazione al trattamento "avanzato", suggellata dalla sottoscrizione del contratto terapeutico da parte dell'interessato, una volta effettuato il colloquio di ingresso con gli operatori, così come la possibilità di abbandonare il programma in qualsiasi momento, è il cardine su cui ruota il servizio offerto, nel presupposto di fondo che qualunque processo di cambiamento profondo degli atteggiamenti personali connessi alla tossicodipendenza esige l'adesione piena e consapevole della persona in trattamento.
I criteri di ammissione al Programma Arcobaleno si articolano sostanzialmente in:

- criteri giuridici ( detenuti preferibilmente definitivi con condanne non inferiori ad otto mesi; imputati con l'autorizzazione del magistrato)
- criteri penitenziari ( detenuti provenienti dai I Livelli del distretto, ma anche da fuori distretto e detenuti a basso indice di pericolosità sociale ed esenti da problematiche psichiatriche o di incolumità).

Palestra della sezione ArcobalenoPassando all'analisi dettagliata del percorso terapeutico, la fase iniziale è quella dell'ORIENTAMENTO (25 posti; durata 3 mesi) che rappresenta il momento di aggancio della persona, al fine di favorire il processo di cambiamento dei comportamenti carcerari negativi e di comprensione dei valori delle regole, oltre che per verificare le situazioni personali e familiari a rischio. In tale momento appare fondamentale attivare tutte le risorse sociali per la formulazione del progetto.
Segue la fase della PREACCOGLIENZA (25 posti; durata 4/7 mesi) con l'obiettivo di sostenere la motivazione e la progettualità del residente elaborata nella fase precedente insieme allo Staff e all'operatore del Ser.T. di riferimento, vale a dire: o continuare il percorso trattamentale per intero all'interno della Struttura a Custodia oppure prepararsi ad organizzare un progetto di comunità all'esterno.
La fase dell'ACCOGLIENZA (25 posti; durata 6/9 mesi) ospita, invece i residenti che hanno già elaborato parte del proprio percorso trattamentale e che, per scelta personale o per limiti di pena, non intendono o non possono usufruire di misure alternative e pertanto decidono di completare l'intero percorso comunitario all'interno della S.C.A.

CucineAngolo ricreativo

infine, la COMUNITA' TERAPEUTICA (due sezioni con 40 posti disponibili; durata 12/14 mesi) rappresenta il momento fondamentale del programma, ove i residenti possono approfondire la conoscenza di sé, rielaborare il vissuto personale, familiare e sociale, sperimentare le reazioni significative, apprendere sul piano lavorativo e culturale e progettare il passaggio all'esterno, relativo all'ultima fase del programma ovvero al REINSERIMENTO.


Quest'ultima fase accompagna le persone nel reinserimento sociale e nell'affrancamento del programma terapeutico. Si svolge all'esterno dell'istituto, nella Casa di Reinserimento in Torino ed accoglie persone provenienti, appunto dalla comunità terapeutica interna o in misura alternativa o in libertà per fine pena o in attesa di affidamento.
Tale fase consta di due momenti fondamentali: Residenziale di circa 6 mesi che accoglie la persona proveniente dalla comunità terapeutica e fornisce una base logistica, un gruppo di appartenenza ed uno staff specificamente preparato, con l'obbiettivo di predisporre un piano di graduale inserimento esterno e di supporto nei rapporti familiari e sociali; Non Residenziale, con la previsione di momenti di incontro, colloqui e seminari gestiti dallo Staff, sotto la responsabilità del Direttore del Reinserimento in collaborazione con il Direttore del C.S.S.A.

Corridoio sezione femminile

Nel 1999 nasce, poi, "Arcobaleno femminile", una realtà di piccole dimensioni (massimo 10 posti), inclusa in un settore del Padiglione "E", nel rispetto delle pari opportunità per le donne che si sentono motivate ad intraprendere un programma riabilitativo.
Il programma trattamentale prevede un primo momento di Accoglienza (che avviene dopo una serie di colloqui effettuati presso il blocco femminile) e due fasi: Comunità e Reinserimento. Il gruppo di lavoro che opera all'interno della Comunità femminile risulta composto da: quattro operatori esterni; tre operatori del Centro di Formazione Professionale; nove agenti di polizia penitenziaria.

L'analisi funzionale della Struttura a Custodia Attenuata Arcobaleno ha evidenziato una serie di risultati positivi e nella sua applicazione e nella sua finalità risocializzativa, prendendo come dati di riferimento quelli relativi al periodo compreso tra ottobre 1993 e ottobre 1999.
A fronte di una presenza attuale di 84 residenti, nel periodo sopra indicato, su un totale di ingressi di 730 individui e una media di 104 ingressi all'anno, si e registrata una percentuale del 60,7% di casi di Uscita dal Programma Arcobaleno con l'elaborazione di un progetto, vale a dire con la prosecuzione volontaria all'esterno del carcere di un percorso terapeutico e riabilitativo presso una struttura residenziale o in affidamento al Ser.T. di competenza.

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A queste deduzioni statistiche vanno aggiunte altre considerazioni.
Va rimarcato, infatti come la trasposizione in un contesto detentivo del modello operativo di base delle comunità terapeutiche esterne ha certamente prodotto dei risultati positivi sia a livello di adeguatezza del clima interno dal punto di vista terapeutico (vedi l'assenza di situazioni tipiche di "disagio penitenziario" da atti di autolesionismo ad episodi aventi comunque rilevanza disciplinare) sia sul piano della garanzia di continuità del processo trattamentale dentro e fuori il carcere, consentendo di continuare all'esterno un percorso che si sarebbe drasticamente interrotto con la scadenza del fine pena e rendendo più congrua la concessione delle misure alternative.

La compresenza nell'equipe integrata di operatori esterni, provenienti in buona misura dall'area degli psicologi e di un gruppo di agenti di polizia penitenziaria, nel ruolo prevalente di "agenti di cambiamento" più che di sicurezza e controllo, pone dei problemi di equilibrio degni di riflessione e approfondimento in relazione ai rapporti interpersonali e alla condivisione di una linea di intervento comune.

Il modello operativo della comunità terapeutica, inoltre, porta in sé delle dinamiche connotate da rischi di eccessiva personalizzazione dell'intero sistema trattamentale da parte di alcune figure leader, rischio che potrebbe risultare accentuato dalla logica e dai meccanismi insiti nel contesto-carcere come dalla perdurante antinomia tra custodia e trattamento.
Per superare tali criticità che potrebbero sclerotizzare un intero sistema la cui forza sta nella comunicazione e nella sinergia tra agenti e terapeuti, è opportuno ricorrere allo strumento del confronto collettivo, costantemente sollecitato, nel tentativo di valorizzare, comunque, il contributo che ciascun operatore, in relazione al ruolo e alle funzioni rivestite, deve saper offrire.

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