Servizi Didattico formativi

Gli enti responsabili:


C.T.P. Centri Territoriali Permanenti

C.F.P.P. Centro di Formazione Professionale

I.P.S.I.A. Istituto Plana di Torino

POLO UNIVERSITARIO di Torino

 

 

 

Corsi didattico_formativi
I Corsi

CENTRI TERRITORIALI PERMANENTI
Corso Novara, 26
Torino

Il C.T.P. "Croce Morelli", istituito nella casa circondariale di Torino nell'anno 1999/2000 grazie all'intesa siglata fra il Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria e il Provveditorato agli Studi (ora Direzione Scolastica Regionale) è un centro per l'istruzione degli adulti che opera interamente ed esclusivamente all'interno della realtà carceraria torinese. Coordinato da un dirigente, nella persona del prof. Onofrio Di Giovanni, impropriamente può essere definito anche come "centro territoriale per stranieri". La capillarità dell'intervento educativo permette infatti di raggiungere allievi con connotazioni non solo etniche ma anche socio-anagrafiche diverse; le qualificazioni più appropriate sono perciò quelle dell'eterogeneità e della multietnicità.

Gestito da dieci docenti, il Centro programma percorsi formativi ispirati ai criteri che regolano, secondo le nuove direttive, l'istruzione degli adulti. Flessibilità e modularità sono quindi le parole d'ordine che allineano il servizio scolastico offerto intra moenia ai C.T.P. esterni. E il successo del modo nuovo di fare didattica, nella Casa Circondariale così come nel territorio urbano torinese, è indubbio. 170 gli attuali iscritti alle Vallette, uomini e donne (queste ultime, peraltro, in ragguardevole ascesa) con un rientro nel percorso formativo non solo di adulti (italiani e stranieri) che aspirano a conseguire un titolo di studio in carcere ma anche allievi, già in possesso del diploma, che intendono frequentare corsi specifici, attivati dal nostro centro per soddisfare interessi particolari e circoscritti.

L'interfaccia C.T.P. interno/C.T.P. esterni al sistema penitenziario non si limita alla corrispondenza sul piano delle strategie didattiche adottate. Il Centro che opera alle Vallette ha maturato infatti, in tempi brevi, la vocazione a proporsi come punto di raccordo di "lavori in rete" e nel 2000/2001, ad un anno di distanza dal suo atto istitutivo, ha siglato tale identità facendosi promotore di Intese con altri ordini di scuola presenti in carcere (IPSIA "Plana") e con la Formazione Professionale.

Nel presente anno scolastico due progetti finanziati dal Comune di Torino hanno premiato il percorso intrapreso. La loro denominazione "Non perdiamo tempo" e "Provaci ancora Said" evoca la richiesta avanzata sulla carta di costruire sistemi formativi integrati, rimanda alla volontà di concertare strategie didattiche che hanno a che fare con il riconoscimento di debiti e crediti formativi, dice in sostanza che il C.T.P. si sta impegnando in modo ancora più incisivo sul fronte della flessibilità e della modularità.

Il Centro inoltre, anche per l'anno 2001/2002, ha aderito all'Associazione Temporanea di Scopo, che permette di accedere ai finanziamenti stanziati dalla Regione Piemonte per l'attivazione di corsi che potenzino l'offerta formativa nella Casa Circondariale. Un sostegno economico indubbio, anche quest'ultimo, e una sensibilità delle amministrazioni locali, non solo dichiarata verbalmente ma espressa in cifre, per il compito impegnativo che l'istruzione svolge in carcere.

[Testo a cura del CTP "Croce Morelli"]


 

 

CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE PIEMONTESE
C.F.P.P. - Casa di carità ONLUS - e mail: cfppie@ipsnet.it
C.so Trapani, 29/D - 10139 Torino

AGENZIA DI FORMAZIONE E SERVIZIO A PERSONE DETENUTE ED EX DETENUTE PER PERCORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE E DI INSERIMENTO LAVORATIVO

Il C.F.P.P., attivatosi con il suo gruppo originario di operatori fin dai primi anni '70, è oggi un'Associazione riconosciuta dal D.G.R. Piemonte n. 10/13763/92.
L'organizzazione e la gestione amministrativa e didattica dei corsi di formazione professionale per detenuti adulti e minorenni degli istituti penitenziari della regione ha comportato nel tempo un costante aggiornamento degli operatori ed importanti innovazioni strutturali per rispondere adeguatamente alle esigenze dei destinatari e alle variazioni normative intervenute.
Nel 1998, C.F.P.P. e Casa di carità Arti e Mestieri sono venuti ad integrarsi pur mantenendo la propria autonomia funzionale ed operativa e la propria concezione ideale e formativa.

Il C.F.P.P. assumendo oggi le funzioni polivalenti proprie di un Centro di Servizi nel settore del disagio sociale, è divenuto un interlocutore attivo per meglio orientare i percorsi formativi alle finalizzazioni delle leggi regionali n. , n. e n. . Tutto ciò, intrattenendo rapporti di collaborazione con aziende e cooperative, sia per la realizzazione di inserimenti lavorativi da iniziare con gli stages per essere quindi trasformati in rapporti di lavoro stabili, sia curando l'impiego di tutors per accompagnare e sostenere l'inserimento lavorativo dei detenuti, e sia, ancora, acquisendo la conoscenza degli aspetti critici da affrontare per l'inserimento nel contesto sociale italiano di detenuti extracomunitari in genere.

L'attività più visibile del Centro di Formazione è probabilmente costituita dalla gestione di corsi di formazione professionale che, in quanto a committenza e titolarità si connotano, come regionali, come progetti F.S.E., come corsi finanziati dal Ministero della Giustizia e da altri Enti Locali.

Attualmente il 16% dei circa 4500 detenuti presenti nei 13 istituti penitenziari del Piemonte frequenta i corsi e le attività di formazione professionale patrocinati dal C.F.P.P..

All'esterno degli istituti penitenziari il C.F.P.P. offre percorsi individualizzati d'inserimento lavorativo a ex detenuti, a detenuti in affidamento, a soggetti in detenzione domiciliare, a tossicodipendenti con programma di trattamento e riabilitazione, a detenuti stranieri ed ex detenuti stranieri con permesso di soggiorno.

In termini di finalità e metodologia le iniziative di formazione professionale intendono offrire alla persona detenuta:

• Un contributo alla normalizzazione e al riequilibrio delle proprie capacità;
• La possibilità di misurare le proprie capacità di adattamento al gruppo e di stabilire rapporti funzionali con gli altri;
• La possibilità di ricomporre e superare il pregresso conflitto con la Istituzione scolastica;
• L'acquisizione di abilità professionali certificate;
• La progettazione di un percorso completo che parte dall'orientamento, procede con la formazione professionale e si conclude con l'inserimento lavorativo;
• L'acquisizione di una identità professionale.

Per quanto concerne l'aspetto didattico della formazione professionale, la metodologia in uso è caratterizzata dal sistema di ripartizione modulare, da principi di organicità, e dall'impegno a rendere i percorsi funzionali e quanto più adattabili alle individuali esigenze di apprendimento e acquisizione.

Il complesso delle azioni del C.F.P.P., dalle fasi di progettazione a quelle di più mirata finalizzazione, è comunque ed inevitabilmente riferito ad un lavoro di "rete" inter-istituzionale e inter-professionale che prevede coordinamento, interazione e concertazione tra Amministrazione penitenziaria, Centri di Servizio sociale, Tribunale di Sorveglianza, Enti locali, Aziende ed Imprese Cooperative, Associazioni, Ser.T., Sindacati e Volontariato.

Viene adottata la modalità del lavoro in rete anche quando l'azione è rivolta alla persona singola con problemi individuali e sociali, rapportandosi con i servizi istituzionali e rendendo disponibile la fruizione di supporti quali ascolto, accoglienza, orientamento, rimotivazione, accompagnamento, tutoring, consulenza.

Vengono infine garantiti presso la sede del C.F.P.P. servizi di informazione, studio, ricerca e documentazione utili a:

• Promuovere attività di prevenzione e sensibilizzazione rivolte a studenti delle scuole superiori;
• Offrire consulenze per elaborare la stesura di tesi di laurea e studi monografici;
• Ricercare collaborazioni con istituzioni, soggetti privati, imprese, forze sociali ecc.;
• Favorire sinergie e sviluppo di reti con il mondo del volontariato, la cooperazione e le associazioni;
• Curare l'organizzazione e la raccolta di atti di seminari e convegni;
• Elaborare somministrazione e monitoraggio di test di percezione relativi a fenomeni sociali.

[Dati forniti dal CFPP]


 

 

Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato
"G. PLANA" di Torino

PROFILO PROFESSIONALE
Le finalità educative mirano a far sì che l'allievo raggiunga un'adeguata preparazione generale e l'acquisizione di particolari competenze e capacità tecniche inerenti al settore dell'industria del mobile e dell'arredamento.
Lo studente dovrà essere in grado di operare sotto la guida di tecnici e progettisti usando tecniche adeguate e metodi artigianali che permetteranno di realizzare mobili realizzati in legno o soltanto in parte.
Sono approfondite anche le problematiche relative alla moderna produzione industriale. Il corso è triennale e, alla fine del triennio, l'allievo conseguirà la qualifica di "Operatore dell'industria del mobile e dell'arredamento" (il biennio è definito corso per "Operatori del legno").
La qualifica è riconosciuta all'interno della Comunità Europea; l'allievo che frequenta, per varie motivazioni, solo un anno o due, otterrà una certificazione dei crediti formativi (spendibili sia per continuare il proprio percorso formativo in un altro istituto, sia come certificazione di abilità acquisite da utilizzare nel mondo del lavoro).

ITINERARIO SCOLASTICO

Classi prime e seconde: 40 ore settimanali suddivise in:
Area comune: Religione, Italiano, Storia, Inglese, Diritto ed Economia, Matematica, Scienze della terra, Ed Fisica
Area di indirizzo: Disegno tecnico e artistico, Storia dell'arte, Tecnologia dei materiali e laboratorio, Tecn. della produzione
Area di approfondimento

Classe terza: 40 ore suddivise in:
Area comune: Religione, Italiano, Storia, Inglese, Matematica, Ed. Fisica
Area d'indirizzo: Disegno tecnico e artistico, Tecnologia dei materiali e laboratorio, Tecnica della produzione, Tecniche dell'arredamento, Chimica industriale, reparti di lavorazione.

L'impostazione del corso potrebbe sembrare di tipo tradizionale per la rigidità imposta dalle singole discipline ( nonostante la programmazione sia di tipo modulare).
Il consiglio di classe, per superare il frazionamento che di fatto esiste fra le varie materie, nell'insegnamento tradizionale, promuove progetti all'interno del percorso scolastico.
Ogni disciplina, infatti, in un progetto pluridisciplinare, con obiettivi di tipo trasversale, favorisce il raggiungimento di un sapere unitario.
L'anno scolastico 2000-2001 è stato caratterizzato dalla realizzazione del progetto: intercultura e diritti umani, dal titolo" Il sole torna a risplendere e la luce filtra attraverso la finestra" (gli argomenti svolti e le poesie, illustrati tramite computer, sono stati esposti in una mostra di fine anno).

Durante l'anno scolastico 2001-2002 gli allievi si interesseranno di tematiche e problematiche relative allo sviluppo sostenibile
Gli argomenti svolti verranno illustrati e costituiranno il materiale della mostra di fine anno
Il progetto ha come titolo "Is the world yours ?".

QUALE MERCATO DEL LAVORO
L'istituto "Plana" ha preso contatti e accordi con la CNA, per poter fornire (in accordo con gli educatori) nominativi di allievi alle aziende del settore che ne faranno richiesta.
Il progetto prevede di: - creare un'esperienza lavorativa sotto forma di stage
- proporre l'istituzione di borse-lavoro per permettere di superare i primi mesi di apprendistato presso le aziende
- realizzare mostre dei mobili, costruiti dagli allievi, per evidenziare la reale "passione" che anima tale attività e le effettive abilità acquisite dagli studenti.

[Dati forniti dall'istituto Plana]


 

 

POLO UNIVERSITARIO DI TORINO

Il 27 luglio 1998 è stato formalmente sottoscritto un protocollo d'intesa tra l'Università di Torino, il Tribunale di Sorveglianza e il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, per la costituzione di un Polo Universitario per studenti detenuti. Esso ha sede in una sezione della casa circondariale di Torino, capace di un massimo di 22 studenti, resa idonea a studiare, ad incontrare i docenti che svolgono funzione di guida nello studio, e a sostenere gli esami. Si tratta di un'iniziativa all'avanguardia per questi contesti, una sfida che le istituzioni promotrici hanno consapevolmente lanciato.

A differenza del primo anno, ora il Polo Universitario ospita sia coloro che, avendo superato il numero di esami prescritto, intendono proseguire, sia le nuove matricole provenienti dalle carceri di tutta Italia e in possesso di un diploma di scuola media superiore, che intendono iscriversi alle Facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza ed essere seguiti dai docenti nel loro percorso di studi.

L'iniziativa è il risultato concreto dell'attività a favore degli studenti detenuti iscritti all'Università, promossa pionieristicamente dalla facoltà di Scienze Politiche fin dall'inizio degli anni ottanta e resa possibile dalla disponibilità di docenti e ricercatori ad aggiungere al loro ordinario lavoro didattico la tutorship di studenti che, vivendo in stato di privazione della libertà, hanno particolarmente bisogno di essere guidati e aiutati nelle difficoltà dello studio universitario.

L'istituzione del Polo risponde, innanzi tutto all'esigenza di tutelare il diritto allo studio, anche ai livelli più elevati, del cittadino detenuto, predisponendo le condizioni minime indispensabili affinché tale diritto non sia una mera affermazione di principio. L'università, garantendo il rapporto degli studenti con i docenti, incrementando l'applicazione degli strumenti idonei ad una didattica differita, s'impegna affinché i detenuti iscritti alle sue facoltà possano effettivamente studiare.

L'attività didattica, che molti docenti svolgono nell'apposita sezione della Casa Circondariale di Torino, parte dalla consapevolezza che tutte le istituzioni, nel momento stesso in cui ha inizio l'espiazione della pena, devono concordemente operare per far sì che chi affronta questa dolorosa esperienza non sia isolato e separato dalla società in cui dovrà rientrare. Il coinvolgimento nell'iniziativa del Polo Universitario di tutte le istituzioni interessate è emblematico di un possibile percorso di promozione umana, per ora ancora limitato nei numeri, che dovrà essere ulteriormente potenziato. In questa vicenda l'Università ha svolto un ruolo trainante, garantendo al tempo stesso la neutralità ideologica e la passione culturale aggregatrice necessarie a far decollare il progetto.

Nel Polo Universitario si studia e bisogna superare un numero minimo di esami per poterci rimanere.
L'iscrizione all'università costa: anche se le istituzioni universitarie hanno acconsentito ad inserire i detenuti iscritti nella fascia minima di reddito, essi devono pagare 100.000 lire (quota piccola ma per alcuni non irrilevante). Per il resto delle tasse si provvede grazie ad un fondo legato ad un progetto finanziato dalla Compagnia S. Paolo.

L'esperienza di questo Polo Universitario è una testimonianza diretta di come il carcere si possa aprire alla società esterna, realizzata grazie alla convinzione e alla tenacia con cui, fin dall'inizio, ma soprattutto nella quotidianità, Direttore, vicedirettori, educatori del carcere, responsabili e agenti della Polizia penitenziaria si adoperano, ciascuno nel proprio campo, non solo per rendere atta un'istituzione chiusa e di detenzione, all'ingresso di figure esterne con un ruolo ben qualificato seppur insolito per il carcere, ma anche per ovviare alle difficoltà che potrebbero scoraggiare le migliori intenzioni. Senza questa collaborazione intelligente, efficiente e rispettosa delle peculiari esigenze dell'Università, senza l'adesione piena e convinta al progetto del Polo da parte del Tribunale di Sorveglianza e del Provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, una iniziativa di questo genere non avrebbe potuto decollare.

[Dati e testo tratti dal volume "Carcere e società", a cura di A. Chiribiri, ed. Tirrenia]


 

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