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Presentazione:
Diversi
sono i motivi che ci hanno convinto della opportunità
che un istituto penitenziario, quale quello torinese, dovesse
dotarsi di un sito internet. Innanzitutto dare visibilità
ad una struttura che nonostante la sua ingombrante
presenza è tendenzialmente sconosciuta ai più
per disattenzione o per volontaria rimozione.
È
bene, sempre a nostro modesto avviso, che si conosca, per
il possibile, la complessa articolazione di una funzione
dello Stato che deve quotidianamente gestire, nel rispetto
del diritto ma soprattutto della dignità
umana, non solo la pena definita in sentenza ma anche
la custodia cautelare in carcere di quelle persone in attesa
di giudizio.
La
non visibilità del carcere non implica
solo l'esclusione delle persone ristrette ma anche
di quelle che in carcere ci lavorano, e questo è un
altro dei motivi che ci hanno spinto a realizzare questo sito.
Lavorare
senza riconoscimento sociale è una delle peggiori
condizioni professionali che possano capitare ed induce fenomeni
di disaffezione pericolosi se contestualizzati in un ambiente
chiuso quale è il carcere, nell'ambito del quale si
fronteggiano tensioni emotive forti, con pesanti ripercussioni
su tutte le persone coinvolte.
Anche
in questo caso il dare informazione, la possibilità
di raccontare, di diffondere e "diffondersi" può
aiutare.
Queste
tematiche sono state ampiamente trattate nel convegno intitolato
"Un Patto Territoriale per il carcere di Torino"
organizzato dalla Provincia di Torino e tenutosi a Santena
l'11 novembre del 2000. La mia relazione, successivamente
pubblicata sulla rivista Animazione Sociale (n.1, XXXI,
gennaio 2001), costituisce la "linea programmatica"
delle azioni che si stanno implementando nel carcere di
Torino.
Sinteticamente
è importante sottolineare, innanzitutto, la scelta
di affrontare la gestione del carcere mediante un approccio
sistemico che individui e curi legami tra le varie
componenti, sia recluse che professionali, e ne curi
costantemente le relazioni. Questo comporta
una visione d'insieme che definisce il carcere come
una comunità.
Contemporaneamente
è necessario dotarsi di un progetto che chiarisca
a tutti le priorità e gli obiettivi;
questo per evitare di rincorrere le varie emergenze, spesso
frutto di una carente programmazione.
È
del tutto evidente però che i progetti si fondano sulle
intelligenze, sensibilità, capacità di coinvolgimento
ed interessi degli uomini che li portano avanti, sia da una
parte che dall'altra delle sbarre. Lo sforzo maggiore deve
essere quello di individuare tali "ricchezze"
per orientarle verso fini che tendano ad abbattere
l'ozio penitenziario inserendo all'interno del carcere attività
lavorative e formative. Fini che tendano inoltre ad affrontare
organicamente, con servizi esterni adeguati, fenomeni
drammatici quali la tossicodipendenza, il disagio sociale,
la malattia mentale e gli effetti perversi dei fenomeni migratori.
In tal senso va reso più gratificante il lavoro
degli operatori penitenziari cercando di legarlo sempre
più a progetti settorializzati e misurabili.
Un
progetto complessivo di questo genere ha bisogno
di essere conosciuto in modo da attrarre risorse
e, con la dovuta umiltà, rendere noti risultati e successi,
correggere gli errori e superare le battute
d'arresto. Internet e la "rete" potranno consentire
anche in questo senso una maggiore e più costruttiva
interazione con la comunità esterna.
Nel
concludere questa breve presentazione non posso che ringraziare
tutti coloro che hanno creduto in questa ipotesi
di lavoro oggi realizzata: a partire dal Dipartimento
dell'Amministrazione Penitenziaria che ci ha autorizzato,
alla Compagnia di S. Paolo di Torino che ci ha finanziato,
a quelle persone ristrette che -accrescendo le loro competenze
tecniche nei corsi di formazione attivati in istituto- si
sono impegnate nel costruire l'architettura del sito,
e, naturalmente, a tutte le persone che hanno iniziato
e continueranno ad arricchirlo di contenuti.
L'inizio
è un primo traguardo raggiunto e già si pensa
di approfittare di questa opportunità per implementare
nuove iniziative, ampliare i temi e le informazioni trattate
oltre che potenziare i possibili livelli di interattività.
Decisive saranno la partecipazione ed i riscontri
esterni a questa nostra prima uscita in rete.
Buon
lavoro a tutti
Pietro
Buffa

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