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Intervento

"Quale futuro per la persona disabile?"

dott. Andrea Tinti

dott. Andrea Tinti

(intervento del dott. Andrea Tinti)

Mi è stato chiesto di affrontare l'argomento citato nel titolo.
Tuttavia per capire dove si sta andando, è necessario capire da dove veniamo. Infatti il pericolo è di dare per scontato, ciò che scontato non è.

A Sparta il bambino portatore di deficit veniva fisicamente eliminato, in altre culture, a noi più vicine, lo stesso bambino era causa di scandalo e pertanto era nascosto alla presenza della comunità. In epoca medioevale la persona con difetti, era avviata al lavoro coatto, non retribuito, fuori della comunità. In epoca moderna, il disabile torna recluso tra le pareti domestiche come "frutto del peccato" dei genitori. Oggi, pur non essendo più alla rupe tarpea, sarebbe ipocrita negare l'emarginazione per altro facilmente riscontrabile: in ambito sociale, culturale nonché in quello ecclesiale; credo sia sotto gli occhi di tutti il mito dell'individuo bello, sano e forte. Un esempio calzante è appunto quello degli annunci matrimoniali e lavorativi in cui sono fondamentali i requisiti d'autosufficienza fisica, canoni estetici da "superman" illusori e quasi impossibili per i comuni mortali.



Dalla seconda metà degli anni settanta, sull'onda dei cambiamenti culturali che sfoceranno nei movimenti d'emancipazione sociale, vedi quello delle donne, anche le persone con deficit iniziano, avviati dai reduci mutilati del Vietnam, a comparire sulla scena e a rivendicare i loro diritti umani e civili.

In Italia tale movimento è debole, non riuscendo a cavalcare il momento storico favorevole e ciò farà sì che le persone disabili non elaborino in quegli anni una piattaforma politico culturale, in grado di portare avanti rivendicazioni per i propri diritti nonostante il passo decisivo era stato compiuto: le persone con deficit fisico erano uscite dalla "riserva" e quelle culturalmente più emancipate iniziarono ad elaborare le basi per la loro e altrui liberazione dai vincoli sociali e culturali ancora esistenti.

A tal proposito, vorrei ricordare l'opera pionieristica di cui è stato protagonista il Centro Documentazione Handicap di Bologna che dagli anni '70 in poi, continua una battaglia culturale tendente a mutare l'immagine dell'handicap nella società.



Questo fermento è stato possibile grazie all'opera di Claudio Imprudente e Stefano Toschi, guide importanti per questa nuova cultura nascente. Le nuove tecnologie, cariche di tante aspettative, stanno aprendo possibilità, nell'ambito delle autonomie delle persone disabili, che sole non basterebbero per una reale emancipazione di queste; infatti, è necessario un mutamento di prospettiva in ambito sociale per garantire qualsiasi forma d'emancipazione formale o sostanziale; come infatti diceva il filosofo francese Pascal non può esistere progresso scientifico vero e utile senza progresso morale.

In questo senso la società civile dovrà ascoltare le esigenze dei cosiddetti ultimi, che, non dimentichiamolo, sono tali anche per nostra responsabilità.

È quindi giunto il momento di una "rivoluzione culturale copernicana"; non è l'uomo che gira intorno alla società, ma sono queste ultime che per loro vocazione girano intorno all'uomo.

In questo senso ben vengano iniziative come la "Pietra Scartata..." che fungano come stimolo all'interno della società che di per sé non dovrebbe conoscere il vocabolo emarginazione. Sta quindi nelle nostre mani la capacità di un futuro migliore per le persone emarginate.
Quest'operazione ha come fine la costruzione di una società più giusta, attenta anche a quelle fasce più deboli e limitate che hanno bisogno maggiormente di una integrazione sociale.



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