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Piccola
Casa della Divina Provvidenza
Fam. S. Francesco di Sales
Via Cottolengo, 14
tel. 011.52.25.555
10152 Torino
"La
pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo, una
meraviglia ai nostri occhi"
dedicato
al Beato Piergiorgio Frassati e a Jacques Fesch
Casa Circondariale
di Torino
"Le Vallette"
Anno
2000 - 2001
SAN
GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO
"Nessuna selezione, un solo requisito: la povertà. Questo
il "biglietto di ingresso" che richiedeva Giuseppe Cottolengo
(1786 - 1842) per accogliere gli ammalati nella sua Piccola Casa della
Divina Provvidenza di Torino. Attraverso la strada diretta della dedizione
e dell'impegno personali, il canonico Cottolengo indica la santità
come un dovere collettivo, come una legittima aspirazione universale che
appartiene a tutti e che passa per gli ultimi, i poveri, i malati, i disabili
fisici e mentali. I duraturi frutti della sua vocazione alla carità
sono un esempio luminoso ma non lontano per vincere l'egoismo, la paura,
l'indifferenza. Un invito all'accoglienza valido oggi più che mai."
PRESENTAZIONE
DELL'INIZIATIVA
Titolo
del progetto: "La pietra scartata dai costruttori
"
Località
dell'intervento: Torino
Controparte: Casa Circondariale di Torino
Strada Pianezza, 300 - 10151
Tel. +39.011.55.75.85
Direttore: dott. Pietro Buffa
Durata:
1 ª fase) 1 anno sociale (già realizzata)
2 ª fase) 1 anno sociale (in realizzazione)
3 ª fase) Indeterminata
Altri
Enti coinvolti:
Ministero della Giustizia
Conferenze di S. Vincenzo de Paoli
PRESENTAZIONE
DELL'ORGANISMO
Denominazione: Piccola Casa della Divina Provvidenza
Famiglia S. Franceso di Sales
V. Cottolengo 14, 10152 Torino
Stato Giuridico: Ente morale senza fini di lucro
Il
Cottolengo. Nel 1832, il 27 aprile, S. Giuseppe Cottolengo inaugura
quella che ancor oggi è la sede centrale della Piccola Casa della
Divina Provvidenza, opera ecclesiale che a tutt'oggi si adopera per accogliere
tra le sue mura e nei suoi progetti quei bisogni e quelle persone che
non trovano altro sostegno
ORIGINE
DEL PROGETTO
Nel 1999, nell'ambito al progetto "Un ponte verso nuovi orizzonti"
ideato dai detenuti della sezione collaboratori del carcere delle Vallette
di Torino (e patrocinato dalla Società di S. Vincenzo de Paoli),
si diede vita ad un'ampia riflessione, tendente a ricercare, tra le altre
cose, una più proficua occupazione del tempo della detenzione ed
una più efficace ed attiva partecipazione al recupero degli stessi
detenuti. L'autorizzazione della direzione penitenziaria e l'interessamento
del cappellano don Piero Staravengo permisero l'avvio di una serie d'incontri
sul volontariato finalizzati a trovare, con la società esterna,
una risposta all'esigenza di introdurre, anche nell'attuale esecuzione
della pena, occasioni di impegno in termini di rivalutazione morale e
di "riparazione sociale".
Come rappresentante dell'opera Cottolengo di Torino, nella veste di responsabile
dei disabili appartenenti alla Famiglia S. Francesco di Sales, fu invitato
a partecipare Fratel Marco Rizzonato per offrire, in alcuni incontri,
testimonianza rispetto alla sua lunga esperienza d'intervento nel settore
ed elementi introduttivi alla disciplina dell'ortopedagogia.
Successivamente, il primo contatto diretto tra i detenuti ed alcuni persone
disabili sensoriali suscitò nella sensibilità degli uni
e delle altre un sincero desiderio di continuare ad approfondire l'esperienza.
Nacque così l'idea di un progetto formativo denominato "La
pietra scartata dai costruttori
"
CONTESTO
Il contesto di questo progetto si sviluppa dall'interno di una sezione
della Casa Circondariale di Torino.
Nel gennaio 2001, autorizzati dalla direzione della casa circondariale
e dal Tribunale di Sorveglianza di Torino, iniziano gli incontri tra le
persone in detenzione e le persone con disabilità sensoriale.
L'iniziativa si presenta fin dal principio ardimentosa e certamente fuori
dal comune, poiché per la prima volta, accostando due realtà
così diverse, viene a promuoversi una forma di conoscenza e solidarietà
mai sperimentata in precedenza.
L'avvicinamento tra persone con disabilità sensoriale, che usufruendo
dell'articolo 17 del Regolamento Penitenziario si recano all'interno del
carcere in veste di volontari, e detenuti in espiazione di pena che desiderano
impegnare parte del loro tempo in un'azione di "restituzione sociale",
non si può nascondere che abbia inizialmente suscitato alcune perplessità
fra coloro che si son trovati a valutare questo progetto.
Nella realtà, le persone disabili, scevre da pregiudizi, hanno
dimostrato di sapersi muovere con totale naturalità all'interno
degli spazi della reclusione, comprendendo con estrema facilità
tutte le prescrizioni dettate dalla circostanza. Le persone detenute,
a loro volta, oltre che ad accogliere, accompagnare ed assistere gli ospiti
esterni, hanno iniziato ad apprendere gradualmente il linguaggio dei segni
e la tecnica della scrittura braille per migliorare la loro capacità
di comunicazione, a seconda dell'interlocutore.
Gli
incoraggianti successi registrati nel periodo di sperimentazione non solo
hanno dissipato tali iniziali perplessità, ma hanno anche messo
in luce potenzialità non adeguatamente considerate in precedenza
e quindi l'opportunità di procedere nello sviluppo e nell'allargamento
del presente progetto, la cui seconda fase si è avviata nel mese
di ottobre 2001 istituendo dei primi corsi "personalizzati"
per disabili sempre nella sezione collaboratori della casa circondariale.
Nove persone detenute si stanno facendo carico ciascuna di una persona
disabile, seguendola nelle specifiche attività organizzate in direzione
di alcuni precisi obiettivi. I corsi trattano di: a) Approccio all'informatica,
b) Economia domestica (elementi di cucina e servizi vari), c) Giardinaggio,
d) Manualistica (creazione di oggetti con materiali semplici). Gli incontri
si tengono i venerdì di ogni settimana dalle ore 15.00 alle ore
18.00. Vengono compilate schede di osservazione e valutazione al termine
di ogni sessione oltre che verbali di documentazione storica. Si faranno
infine verifiche periodiche di apprendimento e si prevede di rilasciare
attestazioni di merito.
In questo contesto si intende consolidare la prima fase di conoscenza
reciproca con uno sviluppo delle relazioni individuali mirato ad approfondire
capacità, motivazioni ed esperienze in questa nuova dimensione
dell'essere e dell'agire caratterizzata dalla comunanza degli interessi.
OBIETTIVI
· Sensibilizzare le persone in detenzione rispetto al mondo
del volontariato e del servizio sociale, con un'attenzione particolare
alla realtà delle persone con disabilità.
· Consentire alle persone detenute di avvicinarsi ad un'esperienza
diretta di volontariato nel loro tempo di detenzione.
· Consentire alle persone con disabilità di sperimentare
la possibilità di rendersi utili (insieme alla difficoltà
e alle possibili gratificazioni) in un'esperienza di volontariato rivolta
all'integrazione sociale e al superamento dell'emarginazione.
· Offrire, a due realtà sociali che hanno bisogno di accompagnamento,
l'opportunità di vivere una dimensione di mutua accoglienza e di
crescita umana reciproca.
· Raccogliere adesioni e risorse da parte di enti, istituzioni
pubbliche e private interessate e disponibili a consentire il potenziamento
ed ulteriore sviluppo del progetto in corso.
SVILUPPI
Procedendo dall'approccio sperimentale accennato, s'intenderebbe allargare
l'esperienza avviata con i detenuti di questa particolare sezione penitenziaria,
per giungere eventualmente alla creazione di una struttura "indipendente"
(non collocata cioè all'interno di un singolo reparto della casa
circondariale ma accessibile, in momenti diversi, da tutti gli interni
interessati), in cui sia possibile accogliere e formare adeguatamente
tutte quelle volontà sensibili al desiderio di approfondire l'esperienza
di vicinanza e di assistenza ai disabili.
Nell'ottica di un "volontariato reciproco", si intenderebbe
quindi sviluppare due linee di lavoro disponendo in questa struttura due
laboratori: uno di tipo espressivo-manualistico e l'altro di tipo informatico.
a) Laboratorio espressivo-manualistico: potrà essere
un laboratorio nel quale, dopo aver seguito un idoneo percorso propedeutico
al volontariato, sarà possibile praticare l'esperienza diretta
di relazione con le persone disabili, approfondendo approcci, linguaggi,
atteggiamenti ed attività comuni nel campo delle arti espressive
e manualistiche, secondo le naturali attitudini individuali dello stare
insieme. In questo laboratorio le persone con disabilità potranno
insegnare alle persone in detenzione tecniche e metodologie apprese in
altri contesti e comunemente utilizzate nella loro quotidianità.
b) Laboratorio di tipo informatico: si proporrebbe come
finalità la produzione di supporti informatici rivolti al servizio
sociale (es. traduzione di testi in braille, progetti di "informa
handicap" o di altro genere realizzati dal Comune di Torino, dalla
Provincia e dalla Regione Piemonte, produzione di cd-rom multimediali);
realizzare percorsi formativi di approccio alle nuove tecnologie, sperimentare
applicazioni informatiche rivolte al mondo della disabilità sensoriale
(offrendo il "tutoraggio" di quelle persone detenute che abbiano
già conseguito abilitazione a trasmettere conoscenze in questo
campo).
BENEFICIARI
Le persone che beneficeranno di queste attività non saranno
solo le persone in detenzione, ma anche le persone con disabilità
che matureranno un cammino di volontariato. Oltre a queste due realtà,
inoltre, potranno beneficiarne anche quelle persone disabili presenti
sul territorio che potranno essere informate e coinvolte nelle attività
che verranno sviluppate nel loro interesse.
Per il proseguimento ed il rafforzamento del progetto occorre che altri
enti, oltre quelli già coinvolti, mostrino la loro disponibilità
a sostenere l'iniziativa.
Per ogni tipo di comunicazione scrivere a:
fr_marco@libero.it
pietradiscarto@cottolengo.org
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