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Il
progetto UNICEF
"Adotta una Pigotta"
Natale
2001:
Il Progetto UNICEF "Adotta una Pigotta", per la prima volta
entra in carcere. Le allieve del CTP "Croce Morelli" interno
alla casa circondariale aderiscono all'iniziativa e creano 58 Pigotte
il cui "affidamento" permetterà la vaccinazione di altrettanti
bambini dei paesi poveri.
La solidarietà parte anche da qui, da quelle 58 bambole che ricordano
i colori, i costumi, le tradizioni delle varie provenienze delle allieve
della scuola.
La collaborazione: CARCERI-SCUOLA-UNICEF ha permesso di realizzare un
progetto d'aiuto e d'amore.
Appuntamento, speriamo, per il prossimo anno.
Arrivano
dal carcere le bambole Unicef
"Regali di
Natale"
Si
chiamano "Pigotte", che in lombardo significa bambola di pezza,
sono state fatte da 34 detenute del carcere Le Vallette e andranno ad
aiutare tanti bambini che hanno bisogno di essere vaccinati per evitare
la morte.
La collaborazione tra l'Unicef e il carcere circondariale di Torino è
iniziata un mese fa con la proposta di Tiziana Nicolai, responsabile del
Progetto Pigotte per il Piemonte, che ha subito incontrato la disponibilità
del direttore delle Vallette, Pietro Buffa, e delle insegnanti che hanno
coinvolto le detenute allieve. Sono state realizzate, interamente a mano,
54 Pigotte che da ieri sono esposte in Galleria San Federico nello stand
dell'Unicef.
Le
bambole, ognuna diversa dall'altra, non sono propriamente in vendita,
ma c'è la possibilità di adottarle con un contributo minimo
di 30 mila lire che equivale al costo di un ciclo competo di vaccinazioni
contro le sei principali malattie (difterite, pertosse, morbillo, poliomielite,
tetano, tubercolosi) che ancora oggi uccidono milioni di bambini.
I programmi di vaccinazione salvano 3 milioni di bambini ogni anno, ma
nello stesso tempo ne nascono 30 milioni che non riceveranno alcuna vaccinazione.
L'importanza di quest'iniziativa è multipla, perché oltre
agli aiuti ai bambini più disagiati, ha permesso ad un nutrito
gruppo di detenute di sentirsi partecipi del progetto.
"Il carcere è e rimane una sofferenza -commenta il direttore
Pietro Buffa- questo genere di iniziative sono molto importanti perché
uno dei maggiori limiti che comporta la detenzione è l'inattività.
L'avere fatto queste bambole ha permesso alle ragazze di uscire da questa
immobilità. Sono soddisfatto dei risultati e ho deciso di proporre
all'Unicef di rendere permanente all'interno della nostra struttura il
laboratori per le Pigotte".
Per realizzare una di queste bambole sono necessarie dalle tre alle quattro
ore di lavoro con macchine da cucire; le detenute hanno dovuto cucire
a mano e per lavorare a maglia hanno addirittura utilizzato le penne biro,
non essendo permesso l'uso dei ferri da maglia.
Il loro lavoro è stato idealmente premiato con un diploma rilasciato
dall'Unicef.
(tratto
dall'articolo di Roberto
Pavanello,"La Stampa" 12/12/01)

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