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Le
Vallette
Il 13
ottobre 1986, alla presenza del Ministro di Grazia
e Giustizia prof. Virginio Rognoni ed altre autorità, tra
cui il Presidente Regione Piemonte dott. Beltrami, il Sindaco
di Torino dott. Cardetti, mons. F. Peradotto e il Cappellano P.
Ruggero, l'Ispettore distrettuale dott. G. Marcello, il Direttore
del carcere dott. G. Suraci e altri parlamentari piemontesi, è
stato inaugurato il nuovo complesso carcerario di Torino.

Ha avuto inizio
in seguito il trasferimento dei detenuti, durato vari mesi, ed
organizzato in base a criteri di divisione per fasce di status
giuridico: prima i detenuti appellanti, poi quelli in attesa di
giudizio, e quelli con condanne definitive.
Pur trattandosi
di una nuova struttura, più spaziosa e moderna rispetto
al vecchio carcere di C.so Vittorio Emanuele II°, il trasferimento
non è certo risultato "indolore" per la popolazione
detenuta.
Si riportano
a titolo indicativo alcuni stralci di un articoletto descrittivo
dell'evento, redatto dal detenuto "cronista di turno"
Michele R., e pubblicato sul bollettino interno che mensilmente
il Cappellano d'Istituto provvedeva a stampare e diffondere.
"Vista
dal di fuori, trattasi di una costruzione essenziale e semplice
nelle sue linee, secondo i canoni dello stile moderno. All'interno,
a nostro sommesso avviso, poco accogliente per quanto attiene
a spazio e funzionalità. È pacifico che questo nuovo
carcere è stato costruito sotto l'influsso della cultura
degli anni di piombo, in modo speciale risente dell'atmosfera
repressiva e vessatoria dell'art. 90 , [...] secondo concetti,
ormai superati di pena e rieducazione.
Non tutto
comunque appare negativo (sempre il "cronista di turno"
sottolinea la funzionalità dei "cortili
di passeggio assai ampi e respirabili... le attrezzature sportive...
le stanze dei colloqui...) e spesso va dato merito
alla capacità e alla sensibilità degli operatori
che, oltre a gestire nel migliore dei modi possibili la prima
difficile fase del trasferimento, si sono in seguito prodigati
per ovviare alle carenze e rendere più vivibile e funzionale
l'intera struttura.
 
La tragedia dell'incendio e della morte di dieci persone, avvenuta
nella sezione femminile la notte del 4
giugno 1989, resta probabilmente l'episodio più
drammatico impresso nella memoria collettiva di questa comunità.
Persero
la vita in quell'occasione 8 detenute e due vigilatrici. Due zingare
le responsabili involontarie dell'incidente: mentre cercavano
di trasmettere dalle finestre segnalazioni luminose alla sezione
maschile, avevano lasciato cadere all'esterno delle sbarre frammenti
di carta accesi, ignorando che sotto il portico erano accatastati
300 materassi di resina espansa. Più che le fiamme, fu
il fumo tossico sprigionato dalla combustione a risultare devastante.
Le otto detenute
rimaste uccise erano tutte giovani con un difficile passato di
droga e piccole rapine. Una di esse, Rosa Capogreco, 22 anni,
sarebbe tornata in libertà dopo 20 giorni. Le due vigilatrici,
Rosetta Sisca di 37 anni e Maria Grazia Casazza di 29, precipitatesi
nella sezione per soccorrere le vittime, sono state ritrovate
una accanto alla finestra che aveva spalancato e l'altra di fronte
alla porta della cella di una detenuta che aveva appena fatto
in tempo ad aprire.
Questo
tragico incidente, che sembrò rievocare il dramma del cinema
Statuto di sei anni prima, fu giudicato da un funzionario del
governo «l'inevitabile conseguenza di un sistema in cui,
garantismo e sicurezza mal si conciliano... in assenza di impianti
centralizzati d'emergenza».
Furono in
seguito adottate misure di sicurezza più adeguate e negli
anni successivi subentrarono alla direzione dell'istituto prima
il dott. A. Zaccagnino -che lo condusse diligentemente per circa
otto mesi, poi il dott. V. Castoria -con il quale si avviarono
i progetti di "Arcobaleno" e "Prometeo", ed
infine, dal 2000, dirige questa casa circondariale il dott. Pietro
Buffa.
 
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