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Riuscito
oltre le più rosee previsioni il primo "Corso per Arbitri
Scolastici" svoltosi all'interno del carcere torinese delle Vallette
Sarebbe facile
mettere in cronaca, pura e semplice, quanto abbiamo visto, ascoltato,
discusso nelle prime settimane di frequentazione della nuova edizione
di "Un Pallone di Speranza".
Sarebbe
facile anche narrare dei corsi per "Arbitro Scolastico" con
poche asciutte parole e fare un elenco dei tanti che sono riusciti ad
ottenere un bel attestato. Avremmo speso un tempo enormemente minore e,
comunque, compiuto il nostro dovere: informare!
Ma non avremmo raggiunto lo scopo, non potremmo, in tal caso, affermare
che i sentimenti, ciascuno di noi, ovvio, ne possiede uno spettro di varia
gamma, siano stati espressi su carta proprio come ce li sentiamo nell'intimo.
Questo vorremmo fare e questo tentiamo di esternare.
Tutti sappiamo
che se Mario calcia una palla e Giulio la riceve portandosela avanti col
tacco per poi calciare nel sette il gol delle meraviglie, sarà
stata una gran bella giocata. Sappiamo anche che se Hamed, quando arbitra
una gara tra compagni, sfoggia competenze inusuali e polso fermo verso
atteggiamenti arroganti, avrà diretto con bravura e si meriterà
applausi personali appaganti.
Ma saremo proprio in pochi a saperlo: dieci di noi che hanno visto la
gara, sei agenti che ci hanno accompagnato e trecento detenuti che hanno
assistito al match. Poca roba, racchiusa tra quattro alte mura o, al di
più, in una chiacchiera tra gli addetti ai lavori. Non basta.
Perché
Hamed si è deciso ad iscriversi al corso arbitri? Perché
Mario, studente al Liceo di Grugliasco, ha accettato di venire in carcere
per giocare una gara di football? Certo, il primo avrà voluto variare
una vita grama con un'esperienza nuova, il secondo tentare di conoscere
il mondo, anche il più contorto, anche il più tenebroso
e farsene una ragione, ma per far comprendere le valenze di queste prove
e sentire sulla propria pelle che certe regole del gioco possono anche
essere comparate alle regole della vita o che l'esistenza umana è
anche fatta di duri esami da superare, non sarebbe stato sufficiente il
passa parola, un avviso in bacheca o poco più.
Ci
voleva comunicazione ad alti livelli, ci volevano personaggi noti che
trasmettessero il messaggio e, proprio perché molto noti, attirassero
la dovuta attenzione. Così la cassa di risonanza di giornali, radio
e tv ha informato che Alfredo Trentalange avrebbe coordinato il
"Corso per Arbitri Scolastici", che Stefano Farina avrebbe
"fatto" lezione, che Antonio Papponetti, nuovo presidente
nazionale del Settore Giovanile e Scolastico, avrebbe premiato i corsisti
assistito alle gare e che tanti altri bei personaggi sarebbero "entrati"
in carcere a dare il loro valido contributo.
  
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Il successo,
volenti o nolenti ad accettarlo, sta tutto qui, nel far sapere tramite
le persone giuste che alle "Vallette"
si faceva qualche cosa di buono, che c'era gente "in" a dirigere,
a parlare, a comunicare. Che un mero calcio al pallone poteva diventare
una gran bella botta di vita!

Il
torneo "Un pallone di speranza" è
giunto nella fase cruciale e avvincente
Oddio,
tutto ciò è soltanto il primo strato, ovvio, perché
la riuscita della manifestazione è dipesa da tanti altri piccoli
fattori.
Dalla
gente in gamba del Comitato Regionale SGS, con Giorgio Bergesio
in testa, dagli splendidi, disponibili agenti di Polizia Penitenziaria
che hanno dimostrato una competenza organizzativa non comune, dalle capacità
umane, culturali e di
gusto del direttore Pietro Buffa con
tutti i suoi collaboratori e dalla disponibilità del settore arbitrale
che ha profuso energie in tutte le direzioni per assolvere un compito
promesso e mantenuto alla grande.
Ma
non basta in quanto anche i detenuti hanno fatto la loro parte sia in
campo che a teatro dove era montata la scena delle premiazioni del "Corso
per arbitri".
In
questa occasione una piccola cosa ci ha colpito ed è stato quando
il presidente regionale LND Inversi ha consegnato il premio ad
un corsista che, poco prima, era stato anche il capitano di una delle
squadre scolastiche scese in campo contro gli studenti esterni. Appena
è stato pronunciato il suo nome (è uno straniero, troppo
difficile da intendere!) ed è stato invitato al tavolo della presidenza
è venuto giù il teatro tanti sono stati gli applausi dei
suoi "colleghi" di braccio.
Anche
questo, forse, è un buon segno.
Articolo di Viburzio
Solmi
(tratto dalla pubblicazione "Giovani Speranze",
mensile F.I.G.C. -marzo 2002)

In posa, prima dell'inizio della gara, alcuni dei veri protagonisti del
torneo, Com'è facile intuire le partite vengono preparate con minuzia
e le discussioni non fanno altro che far crescere l'interesse per un torneo
importante
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