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Cos'è il carcere? Credo che per la stragrande maggioranza delle
persone sia solo un posto dove rinchiudere i delinquenti, persone che
la società ha formato e ora ripudia lavandosene le mani.
Il carcere è del resto lo squallore della società in cui
viviamo, il marcio che nessuno vorrebbe mai vedere ma che esiste. Perché
si chiudono gli occhi facendo finta di niente? Entrare tra queste mura
equivale a scendere nel girone dei dannati di Dante. La sofferenza è
palpabile, la si respira a ogni passo, la si legge negli occhi lucidi
delle persone che incontri nelle sezioni. Le mura sono fredde e lo squallore
regna sovrano. Chiuso dentro gabbie di cemento e ferro il detenuto si
sente abbandonato.
Passare le giornate osservando il vuoto è la peggiore delle torture.
Le lacrime sono amare, ma non si possono far vedere, per orgoglio, per
una dignità personale, per timore di essere giudicato un debole.
La stragrande maggioranza delle persone chiuse in questo oblio riconosce
i propri errori, le proprie responsabilità. Molti hanno famiglia,
persone care, amici che durante il percorso perdono, perché la
vita anche se lenta continua a scorrere e ci porta via i legami più
stretti. E allora quelle sbarre così fredde diventano motivo
di rabbia, odio e repulsione verso la vita. Si diventa più cattivi
e ci si sfoga con quel che si ha, compagni che viaggiano sulla stessa
barca, agenti, vino, peggiorando di giorno in giorno, cadendo nell'abisso
del dolore senza ritorno. Una volta tra queste mura, l'uomo perde ogni
speranza di vivere. Non c'è nulla se non l'ozio più totale.
Nessuno si dà per aiutarti, per reinserirti, per insegnarti un
mestiere, seguendoti fuori e sostenendoti nelle difficoltà.
La vita è stupenda, ma può rivelarsi la tua peggiore nemica,
un'avversaria temibile che fa paura. La vita non bussa, lei prende e
toglie quando vuole, senza preavviso. Questo chi è detenuto lo
sa benissimo e lo riconosce meglio di chiunque altro. Dietro le fredde
sbarre non ci sono solo delinquenti incalliti (e forse anche quelli
hanno un loro percorso), ma c'è soprattutto la più ampia
selezione di quelle persone troppo sensibili, gente che si è
arresa alla vita, alla società che detta modelli e stili di vita
da sogno. Persone che piangono sofferenza loro e delle persone che lasciano
fuori, il dolore provocato, la mancanza causata ai figli, per la vita
buttata via. Sono sottoposti alla legge del detenuto, fatta solo di
obblighi e orari, senza umanità, senza rispetto, con la dignità
calpestata da coloro che sorvegliano il carcere, senza più diritti,
anche i più semplici, come se non fossero più uomini,
messi al patibolo per la difficoltà di vivere, e nessuno si preoccupa
di farti vedere come si conduce una vita in maniera pulita.Vieni istigato
alla rabbia, all'odio. E queste cose si accrescono quando ti ritrovi
fuori escluso dalla società, dal mondo del lavoro, dalla vita.
Quello che ti resta per vivere è tornare a delinquere, per dar
da mangiare alla famiglia, per far vedere che esisti come uomo. Ma gli
sforzi sono vani. Nessuno coglie il messaggio di aiuto, e ciò
che ti aspetta sono solo le fredde mura del carcere. Così finisci
col pensare che l'unica vita che puoi fare è quella, inaridisci
il tuo animo, pietrifichi il cuore sapendo che quelle squallide mura
e le fredde sbarre saranno le tue compagne.
E stai male, perché non è quello che vorresti.
SB
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